Dark Social

Ci è voluto un po’ per rendersi conto che molti preferiscono condividere un link via messaggio o mail privati, ma alla fine i nostri eroi ce l’hanno fatta. In Europa il fenomeno incide per il 77% delle condivisioni (84% a livello globale). Un dato di gran lunga superiore alle condivisioni pubbliche fatte sui vari social media. Un fenomeno che coinvolge maggiormente chi supera i quarant’anni, ma che alla fine praticano un po’ tutti.

Per chi si occupa di marketing il dark social sta rapidamente diventando fondamentale. Perché? Pensate a quando condividete un link con un amico via messaggio. Di sicuro glielo inviate perché credete che il vostro amico possa essere interessato a quello specifico argomento. L’amico aprirà quasi certamente il link, sempre che vi consideri attendibile e non tema un virus. In questo caso l’attività di marketing, inconsapevolmente o meno, la state facendo voi. Avete profilato il target, siete diventati influencer e state facendo un’attività di vendita (non retribuita). Alla fine dei conti è un po’ come consigliare un negozio piuttosto che un altro al solito amico. Il potere del passaparola. In pratica sul passaparola nessuno ci guadagna un centesimo, tranne chi vende il servizio o l’oggetto. In più sul passaparola di solito il marketer va in acido perché non riesce a dimostrare al committente che la vendita è figlia della sua campagna (anche se non sempre è vero). Va bene, adesso sappiamo che il dark social è simile al passaparola, ma chi lavora nel web marketing come si accorge se il sito sta avendo visite provenienti da quel canale? Intanto serve Analytics, poi occorre guardare il volume del traffico organico, valutandone anche la qualità. In pratica se la pagina di ingresso sul sito è diversa dalla home, con molta probabilità mi troverò ad avere a che fare con un’attività di dark social. Ma come fa il marketer ad arginare il fenomeno? Innanzitutto aggiungendo pulsanti di condivisione sui social ovunque nel sito e magari anche attivare la condivisione di link diretti. In questo modo anche se non si può parlare di vera e propria attività di marketing, ma quanto meno il marketer è in grado di dimostrare che il suo lavoro funziona e sperare di essere pagato. Poi esiste sempre la creatività di ognuno e l’uso di “strumenti impropri” per governare meglio il fenomeno e magari renderlo una leva per aumentare il ritorno sugli investimenti (ROI). Ma questo è un altro argomento.

 

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