Ad-blockers e pubblicità online.

La pubblicità online è diventata sempre più aggressiva. Con il passare del tempo siamo partiti dai pop-up, all’apertura di nuove schede, ai video che si avviano da soli, fino ad arrivare alle cover a tutto schermo che oscurano i contenuti. Molti pubblicitari hanno preferito strategie distributive aggressive, ma perché?

La risposta è piuttosto semplice: il valore della pubblicità è costantemente decresciuto nel tempo. Sembra di parlare del giurassico, ma solo quindici anni fa, acquistare una pagina intera su un quotidiano costava quasi quanto un piccolo appartamento. La radio aveva costi proibitivi per le piccole aziende ed è meglio sorvolare sui costi dei passaggi pubblicitari televisivi. Oggi i media sono cambiati. Il web ha assorbito buona parte dei budget pubblicitari e molti investitori preferiscono la metropolitana alla televisione. Sono anche svanite o quasi le produzioni faraoniche e non sempre le idee sono fresche o geniali. Basta guardare la pubblicità del ballerino vestito di blu. Il creativo è stato bravissimo a scovare il personaggio, ma non si è inventato nulla o quasi. Lui aveva qualche milione di visualizzazioni su YouTube dove è presente dal 2012 con le stesse mosse, ballate sulla stessa canzone. Tutti attingiamo alle stesse librerie online, usiamo le stesse immagini, le stesse canzoni. Tutto rigorosamente con licenza CC. E per forza di cose siamo obbligati a rendere le pubblicità più aggressive, più invasive, meno rispettose di chi se le deve guardare per forza. Sì, perché sul web paghi la visualizzazione o il click.
Queste logiche, largamente appoggiate dai big in passato, hanno portato gli utenti ad installare ogni sorta di ad-blocker. Secondo una survey di Google il 63% degli utenti ha installato un ad-blocker per le troppe pubblicità e un ottimo 48% perché trova le pubblicità troppo invasive (per approfondire). Adesso però gli stessi big corrono ai ripari e pubblicano studi, si aggregano in associazioni di categoria per rendere migliore la pubblicità.
Bene, applaudiamo tutte le iniziative, ma non dobbiamo per forza credere che lo facciano unicamente per migliorare l’esperienza degli utenti. L’intento non esattamente dichiarato è quello di evitare che il mercato abbia delle significative flessioni e di conseguenza riduca i profitti.
Ad ogni nostro cliente abbiamo sempre proposto di evitare video con sonoro in home page (soprattutto con start automatico), pop-up invasivi, shades a tutta pagina e altre cose del genere. Non perché siamo convinti di essere più bravi o buoni dei big, ma perché siamo anche utenti e certi tipi di pubblicità ci danno davvero fastidio.
Di buono c’è che qualcuno abbia aperto gli occhi e che abbia deciso per un cambiamento di rotta prima che la nave finisca in secca. Meglio tardi che mai. Noi andiamo avanti per la nostra strada. Stavolta pensiamo di essere sulla corsia giusta.

 

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